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lunedì 10 luglio 2017

Passata la festa gabbatu lu santu !

Il fronte compatto dei “NO” opposto dai Paesi dell’UE, in occasione del vertice di Tallinn,  alle richieste dell’Italia di aprire i loro porti agli sbarchi dei migranti, non avrebbe dovuto né sorprendere i nostri governanti né tantomeno spingere commentatori ed opinionisti a tuonare contro il cinismo e l’egoismo dell’Europa.
Poche ore prima che iniziasse il vertice di Tallinn, infatti, Emma Bonino, ex ministro degli esteri del Governo Letta, intervistata dal Giornale di Brescia, aveva spiegati, con semplicità e franchezza, i motivi per i quali l’UE non avrebbe potuto né voluto accogliere le istanze italiane.
Nel concordare e definire il protocollo della Operazione Triton (NdR:  che dal novembre 2014 è subentrata a Mare Nostrum) fu il governo Renzi a chiedere ed ottenere che tutti  i mezzi, partecipanti a Triton ed operanti nel Mediterraneo,  agissero sotto il comando esclusivo della Guardia Costiera, accollandosi in cambio l’onere di far sbarcare nei porti italiani tutti i migranti intercettati e salvati in mare da tutte le unità navali, qualsiasi bandiera battessero.
Per nessun altro Paese europeo, quindi, il protocollo Triton prevede l’obbligo di aprire i propri porti allo sbarco di migranti.
La verità è che, con la consueta superficialità e con ostentata spacconeria, il governo Renzi non si preoccupò affatto di valutare quali dimensioni avrebbero potuto assumere i flussi migratori, esponendo così il Paese al rischio della insostenibile ed inaccettabile situazione a cui, di fatto, l’Italia è  costretta da tempo.
Tale irrazionalità era motivata, però, dalla richiesta del governo Renzi alla UE di ottenere in cambio la flessibilità sui conti pubblici italiani per gli anni 2014, 2015 e 2016, allo scopo di avere mano libera nella elargizione di mance e mancette miliardarie a destra e a manca.
Flessibilità che Bruxelles ha concessa e rispettata, ma che è stata ottenuta non battendo i pugni sul tavolo, come Renzi ha sempre fatto credere, ma più sfrontatamente barattando generosità, pazienza e sicurezza degli italiani.
Fatto sta che nella migliore tradizione del “passata la festa gabbatu lu santu”, dopo aver goduta della flessibilità concessa dalla UE, oggi tocca al governo Gentiloni fare lo gnorri e reclamare  dagli altri Paesi europei la apertura dei loro porti allo sbarco di migranti, esponendosi così all’inevitabile mortificazione di Tallinn.
Tra l’altro, a Gentiloni è toccato prendersi anche i rimbrotti perché l’Italia non ha provveduto finora a respingere ed espellere i migranti che non hanno diritto al permesso come rifugiati.
Prima di parlare, soprattutto nel caso coinvolgano i diritti dei loro concittadini, i politici dovrebbero collegare la lingua al cervello, sempre che non siano dotati solo  della lingua.
Così ecco catapultata sui media l’ultima assurda corbelleria.
L’ha formulata  nelle ultime ore proprio lui, quel Matteo Renzi artefice del gran casino sopra descritto.
Ancora uno slogan ad effetto destinato a far presa sulla credulità di tanti baggiani.
Secondo Renzi “…serve un numero chiuso perché un eccesso di immigrazione non fa bene a nessuno”.
Uno slogan infantile nella forma ed inattuabile nel merito.
Infantile perché non fa che scimmiottare temi populisti da sempre cavallo di battaglia di Matteo Salvini e della Lega.
Inattuabile perché:
1.     l’Italia ha ratificata la Convenzione di Ginevra del 1951 che stabilisce il divieto per gli Stati di respingere o espellere chiunque sia da considerare rifugiato perché  fugge  da guerre o da violazioni di diritti umani (NdR: art. 33 della Convenzione). Anche al più ingenuo e sprovveduto è chiaro, quindi, che la sola idea di numero chiuso violerebbe la Convenzione di Ginevra e perciò il fatto che Renzi ne parli costituisce solo uno specchietto per gli allocchi !
2.     A nessun comandante delle unità impegnate nella Operazione Triton  potrà mai essere impartito l’ordine di non prestare soccorso a tutti coloro che in mare si trovino in pericolo di vita, a prescindere dal fatto che siano o no rifugiati. Sarebbe un ordine che ogni comandante rifiuterebbe di eseguire perché in palese violazione degli obblighi fissati dalle Convenzioni SOLAS, SAR e UNCLOS.
Alla faciloneria ed alla presunzione di Matteo Renzi sfugge, ancora una volta, il vero fulcro del problema che non è rappresentato dall’obbligo di accogliere quanti hanno diritto allo status di rifugiati, ma piuttosto dalle molte decine di migliaia di individui, sbarcati nei nostri porti, che non essendo rifugiati andrebbero respinti ed espulsi.
Respingimenti ed espulsioni che in tutti questi anni non sono avvenuti per inadeguatezza ed incapacità delle strutture proposte.
E’ proprio ciò che l’UE imputa al nostro Paese e che ha portato ai mortificanti risultati del vertice di Tallinn.

giovedì 29 giugno 2017

Lucciole per lanterne

Non riesco a convincermi che Matteo Renzi e la sua corte di serventi siano in buona fede quando insistono nel prendere in giro gli italiani rivoltando le frittate a loro piacimento o vendendo lucciole per lanterne.
Ora, che tra i nostri concittadini ci siano molti creduloni è una innegabile realtà, ma mi sono sembrati veramente sciocchi, da parte di Renzi e dei suoi portaborse, i goffi tentativi di ridurre ad un ottusa attitudine reazionaria degli italiani la memorabile batosta del referendum costituzionale del 4 dicembre.
Così come ritengo infantili, oggi, i tentativi di minimizzare la rovinosa débâcle del PD, alle elezioni comunali di domenica, dandone la colpa alla inchiesta CONSIP o rispolverando grafici fuori tema ed ormai datati.
Domenica, infatti, il PD ha subita una disfatta soprattutto qualitativa più ancora che per l’innegabile tracollo dei consensi.
Ad esempio le amministrazioni dei Comuni di Genova, La Spezia, Sesto San Giovanni, Piacenza, Pistoia, da sempre roccaforti simbolo della sinistra sono passate sotto i vessilli del centrodestra.
La incapacità  di attribuire la giusta valenza politica a questi insuccessi e l’ostinato rifiuto a ricercare con l’umiltà di una autocritica le cause del disastro confermano quegli atteggiamenti arroganti, insulsi e superficiali che gli elettori hanno rifiutati proprio con i loro voti nelle urne o con l’astensionismo.
A confermare così discutibili atteggiamenti sono giunte, oggi, anche le parole di un fedelissimo renziano, il ministro Luca Lotti indagato nell’affaire CONSIP: “Matteo Renzi è stato rieletto leader PD neanche due mesi fa, fine della discussione !”
E con ciò ?
Cosa c’entra questo con il riscontro che proprio sotto la segreteria di Renzi, e direi anche per effetto del suo governo, il partito continui da quattro anni a prendere sberle in ogni dove, che l’elettorato tradizionale del centrosinistra abbia abbandonando a frotte il PD, che il centrodestra sia incomprensibilmente risuscitato ?
Con questa affermazione Lotti mi ricorda quei pugili suonati che dopo l’ennesimo KO scendendo dal ring sostengano di aver perso solo perché scivolati al tappeto.
La crisi che sta martoriando il PD meriterebbe, credo, ben altre riflessioni che non la banale salvaguardia della monarchia assoluta di Renzi.
D’altra parte mi domando: possibile che solo Lotti non sia stato sfiorato, neppure per un momento, dal dubbio che proprio la monocratica segreteria di Renzi abbia molte responsabilità nell’aver creato questa rottura con gli elettori tradizionali del PD ?  

lunedì 26 giugno 2017

L’infiltrato

Il secondo turno di ballottaggio delle amministrative 2017 non ha fatto altro che confermare il largo successo della “ammucchiata” di centro destra.
La definisco “ammucchiata” e non coalizione perché i tre leader, Berlusconi, Salvini e Meloni, non arrivano forse a detestarsi, di certo però non si amano appassionatamente non avendo quasi nulla in comune sul piano della visione politica, dei programmi e delle ambizioni personali.
Fatto sta che di fronte alla prospettiva di poter occupare gli scranni di sindaco in Comuni anche di grande valore politico i tre si sono turati il naso per presentarsi compatti in questa tornata elettorale.
Mi viene da sorridere immaginando Berlusconi, Salvini e Meloni intonare in coro, echeggiando i versi del canto rivoluzionario portato al successo negli anni ’70 dagli Inti Illimani, “derecha unida jamàs serà vencida ! De pie marchar que vamos a triunfar !”.
È difficile prevedere se e quanto potrà perdurare questa “ammucchiata” sia perché sarà difficile che concordino sulla scelta del leader, sia perché è probabile che alle prossime elezioni politiche ci si rechi con una legge elettorale proporzionale senza spazio per le coalizioni.
Sul fronte opposto, per contro, nel giro di pochi mesi il PD dopo la sonora batosta incassata il 4 dicembre al referendum costituzionale, ha subita oggi una disfatta storica.
Non mi riferisco tanto alla numerosità dei tracolli a livello comunale, quanto piuttosto agli smacchi emblematici sofferti in città da sempre roccaforti della sinistra.
Penso, ad esempio, ai casi di Genova, La Spezia, Sesto San Giovanni (NdR: nota come la Stalingrado italiana !), Pistoia.
La sensazione è che nella direzione del partito regni ormai una tale rassegnazione alle sconfitte da aver indotto i vertici, a cominciare dal segretario Renzi, a non scendere in campo per sostenere i propri candidati almeno in vista dei ballottaggi.
La realtà è che negli ultimi anni, dopo l’illusorio 40,8% ottenuto nel 2014 alle elezioni europee, il PD si è imbattuto in un crescendo di sconfitte imbarazzanti, a conferma che tra la gestione del partito ed il tradizionale elettorato di sinistra si stava amplificando uno insanabile scollamento (NdR: ha iniziato nel 2014 cedendo al M5S il Comune di Livorno da sempre amministrato da giunte di sinistra, fino a lasciare al M5S nel 2016 nientedimeno che i Comuni di Roma e Torino).
Uno scollamento, però,  che sembra non preoccupare i vertici del partito, anzi…
Osservando, infatti, la involuzione politica del PD in questi ultimi anni ho l’impressione che Renzi si sia impossessato della segreteria per gestirla come un infiltrato guastatore con l’obiettivo di logorare il feeling con l’elettorato di sinistra nell’intento di dirottare il partito verso quelle posizioni di centrodestra tanto care a Berlusconi.
Sotto la direzione di Matteo Renzi, infatti, il PD si è prodigato nell’approvare interventi legislativi a favore di banchieri ed industriali, provocando malumori e dissidi interni che hanno prodotta la inevitabile scissione da parte di alcuni esponenti di primo piano.
È solo fantapolitica ?
Può darsi, però è significativo che ancora pochi giorni fa Berlusconi, intervistato in TV da David Parenzo, abbia dichiarato: “Renzi ? Venne da me una volta ad Arcore quando era sindaco di Firenze e mi piacque molto (NdR: era il dicembre 2010). Ebbi già la netta impressione di non trovarmi di fronte ad un comunista ma ad un democristiano.”
Tra l’altro già subito dopo quell’incontro Berlusconi aveva affermato: “Un po’ mi somiglia, è fuori dagli schemi”.
Fatto sta che dopo la visita ad Arcore Matteo Renzi si era impossessato della segreteria del PD, aveva stretto il fumoso “patto del Nazareno” con Berlusconi, aveva silurato Enrico Letta, compagno di partito e presidente del consiglio per occuparne il posto a Palazzo Chigi proprio con l’appoggio dei berlusconiani.
Ed ora, dopo questa débacle senza precedenti del PD cosa succederà ?
Praticamente nulla perché Renzi, nella sua insensata arroganza, è incapace di accettare le sconfitte e di almeno accennare una autocritica.
Già le prime parole da lui postate su Facebook confermano tutta la sua irragionevole boria, consapevole di poter contare sull’incoraggiamento consolatorio della schiera di lacchè che cercheranno di minimizzare questa ennesima batosta.
Nel frattempo l’elettorato di sinistra, indisponibile ad accodarsi a Salvini, Meloni e Berlusconi continuerà a sperare in un nuovo messia.

mercoledì 21 giugno 2017

Una coda di paglia grottesca

Lasciano esterrefatti le parole profferite poche ore fa, nel corso del programma Omnibus su LA7, non da uno dei tanti peones renziani che bighellonano in Parlamento a spese dei contribuenti italiani, bensì dal deputato Emanuele Fiano, responsabile nazionale del PD con delega alle riforme.
Ritornando sulla squallida vicenda che vede il PD impegnato a far fuori l’Amministratore Delegato di CONSIP, il signor Fiano (NdR: non ce la faccio proprio a definirlo “onorevole”) ha affermato che l’AD di CONSIP, Luigi Marroni, avendo ribadite ai Magistrati le “accuse” nei confronti del ministro Luca Lotti, avrebbe di fatto confermato di “non avere più un rapporto di fiducia con il governo”.
Quante fregnacce in così poche parole !!!
Innanzitutto Fiano & Co. devono avere la coda di paglia se etichettano come “accuse” la semplice descrizione di circostanze che Marroni era tenuto a fare rispondendo a precise domande dei Pubblici Ministeri.
Se in quelle circostanze i Magistrati riscontrassero atti penalmente perseguibili la responsabilità non sarebbe di Marroni ma di coloro, ad esempio Luca Lotti, che li hanno commessi.
D’altra parte, se Marroni si fosse rifiutato di rispondere o avesse mentito ai Magistrati, inevitabilmente sarebbe stato iscritto lui stesso nel registro degli indagati con le conseguenze del caso.
Ma è la seconda affermazione del signor Fiano che, oltre ad avere dell’incredibile, si raffigura come palese istigazione a mentire deliberatamente ai Magistrati.
Il signor Fiano, infatti, ha insistito più volte sulla circostanza della “riconferma” delle presunte accuse che Marroni avrebbe fatta nei successivi interrogatori, quasi a sottolineare che se invece avesse ritrattato … beh, forse avrebbe potuto essere anche graziato!
Ora che il mendacio appartenga al costume renziano è un dato di fatto, pretendere però che tutti si adeguino a questo malcostume è quanto meno amorale.
Ad accogliere il turpe invito a ritrattare le dichiarazioni riportate ai Magistrati sembra essere stato, invece, il presidente di CONSIP, Luigi Ferrara, che proprio per la sua ritrattazione da venerdì scorso è iscritto nel registro degli indagati.
Come semplice uomo della strada, se fossi stato al posto dei giornalisti presenti, mi sarei permesso di porre qualche domanda al signor Fiano.
Ad esempio gli avrei chiesto:
1.     Poiché è compito esclusivo della Magistratura accertare la veridicità delle circostanze che Marroni ha riportate negli interrogatori, perché Fiano ed i suoi sodali ne hanno già decretata la falsità ? Solo perché Luca Lotti, che nega quelle circostanze è più credibile in quanto renziano, prima, e ministro, poi ?
2.     Se il governo, in attesa che la Magistratura accerti la verità, considera prudente destituire Marroni da AD di CONSIP perché non procede anche ad allontanare Lotti dal suo ministero ? 
3.     Se Ferrara ha ammesso di aver ordinata la bonifica degli uffici CONSIP dalle cimici che avevano installate i militari dell’Arma, lo ha fatto forse perché in sogno glielo ha suggerito un folletto benefattore ?
4.     Una volta appurato che Ferrara fosse capace di intendere e di volere quando, davanti ai Magistrati romani, ha firmato il verbale della sua deposizione a conferma delle dichiarazioni rilasciate da Marroni, per quale arcano mistero afferma di avere oggi le idee confuse ? Si tratta, forse, di uno “stato confusionale” indotto da un perentorio invito al mendacio ?   

domenica 18 giugno 2017

E se uno le palle sa solo raccontarle ?

Domenica 11 giugno mentre 9 milioni di italiani erano chiamati ad eleggere i loro sindaci, oltralpe i vicini francesi si recavano alle urne per il primo turno delle elezioni legislative.
Gli elettori francesi dovevano scegliere, cioè, i 577 deputati della Assemblea Nazionale.
C’era molta attesa per vedere quali reazioni avessero provocato, sotto la Tour Eiffel, sia il clamoroso successo alle elezioni presidenziali di Emmanuel Macron, sia la tremenda scoppola subita dai partiti tradizionali.
Ebbene, nella comprensibile sorpresa degli osservatori non solo francesi il partito “En Marche”, fondato solo pochi mesi prima da Macron, al primo turno avrebbe ottenuto, secondo le più accreditate proiezioni, la maggioranza assoluta con 410/430 deputati.
Insomma, sembra proprio che i francesi abbiano apprezzato quel personaggio che, per dirla senza perifrasi, ha dimostrato di avere le palle sfidando un sistema partitico intorpidito !
Secondo le proiezioni, il partito socialista dell’ex presidente Hollande, precipiterebbe da 280 a 20/30 seggi mentre il “Front National” di Marine Le Pen rischierebbe di non ottenere il numero sufficiente di deputati per costituire un proprio gruppo parlamentare.
Osservando quanto accaduto in pochi mesi sulla scena politica francese mi domando, forse più per celia: qualcosa di simile potrebbe mai succedere in Italia ?
Personalmente non riesco a trovare altra risposta che non sia un conciso no !
Innanzitutto perché non intravvedo sullo scenario italiano un personaggio che, per levatura politica e culturale oltre che per capacità e coraggio, sia  in grado di mettersi in gioco rischiando se stesso per uno scopo che non sia il puro interesse personale.
Ci ha provato e ci è riuscito più di 20 anni fa Silvio Berlusconi creando dal nulla “Forza Italia”, ma il suo autentico e solo obiettivo era non certo quello di mettersi al servizio del Paese, ma piuttosto quello di salvaguardare sé e le sue aziende anche dai guai giudiziari che sarebbero emersi via via.
È anche vero che in quegli anni il ciclone “Mani pulite” aveva smantellato, di fatto, il sistema partitico della prima Repubblica annientando anche la rete di malleverie sulla quale il citato Berlusconi aveva potuto contare fino ad allora.
Fatto sta che, giorno dopo giorno, Berlusconi ha rivelato il suo vero essere ed oggi, per buona sorte con l’aiuto della Cassazione, l’Italia sembrerebbe liberata dalla egemonia berlusconiana, anche se, purtroppo, non dalle macerie politiche e morali lasciate in 20 anni.
Gli italiani, però, hanno la memoria corta, un vizio questo che li predispone ad abboccare ad ogni sventura che si profili al loro orizzonte.
E sull’orizzonte politico, una volta tramontato Berlusconi, si è affacciato un imbonitore, arrivista cinico e senza scrupoli, intenzionato a riempire il vuoto che il signorotto di Arcore aveva lasciato nelle schiere dei grulli italici.
Matteo Renzi (NdR: perché è di lui che parlo !!!), gettata la maschera di “rottamatore” della vecchia politica con la quale si era presentato, si è mostrato però per quello che effettivamente è, cioè uno spaventoso portatore dei peggiori vizi dei politici della prima Repubblica.
Per la sua vocazione innegabilmente destroide e per il suo essere arrogante ed autoritario, sarebbe stato logico attendersi che si desse da fare per trasformare il circolo della “Leopolda” nel suo personale partito politico.
Ma, per affrontare una operazione risoluta da vero “rottamatore”, di genuina rottura con la “vecchia politica”, le palle bisogna averle e non solo raccontarle !
Ecco perché Renzi ha scelto la via più comoda, quella di lanciarsi nella arrampicata del Partito Democratico per convertirlo in una espressione di centro destra.  
Così, insofferente ad ogni forma di confronto, ha iniziato con eliminare, uno dopo l’altro, tutti coloro che osavano rivendicare un PD orientato più a sinistra.
Da sempre alla ricerca quasi morbosa di inciuci con Berlusconi, l’individuo si è circondato di una corte di giullari e vallette che, servilmente sottomessi, lo rassicurano ogni giorno assecondando e facendo eco ad ogni sua castroneria.
Ora vuoi vedere che prima o poi il Paese, esasperato, finirà perfino per rimpiangere Berlusconi ?